The Amazing Spider-Man e dintorni, la mia recensione

Pubblicato: 10 luglio 2012 in Review
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L’atteso reboot delle avventure cinematografiche di Spider-Man è finalmente arrivato nelle sale di tutto il mondo.
A distanza di 5 anni da Spider-Man 3 e di 10 anni dal primo Spider-Man, diretto da Sam Raimi, l’Uomo Ragno è pronto a dondolarsi tra i grattacieli della Grande Mela, con un cast completamente nuovo e un giovane regista alle prime armi. La pellicola ripercorre la nascita dell’eroe di New York, dal morso del ragno fino al primo amore, Gwen Stacy. Il cattivo di turno è Lizard, alias il dr. Curt Connors, uno scienziato che cercando di farsi ricrescere un arto, si è tramutato nella mostruosa creatura.
Il regista del film è Marc Webb, un regista esordiente conosciuto per aver diretto la commedia romantica “500 giorni insieme”. Questo film ha ben poco di “Amazing” è molto più di “Ultimate”. Anche se il titolo è “The Amazing Spider-Man” la pellicola ha preso spunto dalla serie fumettistica “Ultimate Spider-Man” di Brian Michael Bendis e Mark Bagley, nata nel 2000 come remake fumettistico delle avventure dell’arrampicamuri.
Nonostante gli intenti, il film non è dei migliori e presenta molti buchi a livello di sceneggiatura. Fin dall’inizio della campagna promozionale, questo film si è presentato come “la storia mai raccontata” ma non presenta niente di nuovo, ad eccezione di una fuggevole comparsa dei genitori di Peter. Pare che i produttori della Sony abbiano tagliato una buona parte di sequenze, alcune delle quali mostravano molte più scene con Lizard e il dr. Ratha e parecchie clip. Nel film non si conosce nulla della famiglia del dr. Connors, nonostante vennero ingaggiati due attori nei ruoli della moglie Martha e del figlio Billy. Oltre alla mancanza di personaggi, mancano anche molte sequenze viste nei trailer e manca persino una scena di Lizard che era stata mostrata al Comic Con di San Diego dell’estate 2011. Questi tagli hanno rovinato parte della trama che risulta incompleta e a tratti inconcludente.
Nel film ricoprono un ruolo fondamentale i genitori di Peter, anche se appaiono solo in brevi scene e alla fine del primo film non si sa ancora nulla riguardo alla loro scomparsa e come se non bastasse, rimangono nella mente degli spettatori altri punti interrogativi, ai quali la storia non da una risposta. Il personaggio del dr. Ratha sparisce misteriosamente nel nulla e nessuno sa quale sia la fine che fa.
Il film viene salvato dalla recitazione di Andrew Garfield che ha dimostrato di essere a suo agio nel ruolo di Peter Parker. Non sono eccelse le scene romantiche tra lui ed Emma Stone (Gwen Stacy), le quali sembrano troppo lente e ridicole. Da Webb ci si aspettava una maggiore qualità nella parte amorosa e sentimentale del film, considerando che è il suo punto forte. Il film è piacevole ma fa capire agli spettatori che è solo un piccolo e confusionale inizio.
La Sony sta già preparando un sequel ma questo non giustifica la mancanza di materiale in questo film.
Come tutti, anche io mi aspettavo qualcosa di nuovo e sono stato ingannato da quella locandina che presentava la scritta “The Untold Story”. Questo film dimostra l’inutilità dei reboot fatti di fretta e ci fa capire che alla Sony non importa un bel niente del personaggio in se e non gli importa di rendere giustizia al personaggio in un film.
La Sony era semplicemente interessata a non perdere i diritti di Spider-Man e per poterli tenere ha dovuto fare questo film. I cinecomics sono un’occasione che le case di produzione cinematografiche dovrebbero sfruttare al meglio.
La maggior parte dei fumetti Marvel hanno 50 anni mentre quelli DC Comics ne hanno addirittura una settantina.
Ci sono un infinità di storie da raccontare ma le major ruotano sempre attorno allo stesso punto.
Il problema non è la fedeltà al fumetto, ormai tutti si sono rassegnati all’idea che sia impossibile trasporre fedelmente un fumetto al cinema, il problema è la necessità di rivedere più volte le stesse cose. C’era bisogno di fare un nuovo film di Spider-Man, rivedendo le origini che ormai tutti conoscono a memoria? No, così come non c’è bisogno di fare uscire tre film Marvel all’anno solo per fare a gara con la DC Comics che è rimasta più indietro a livello cinematografico. Sicuramente ci aspettano anni pieni di cinecomics “per colpa” di “The Avengers” , il quale ha dimostrato che anche un film di supereroi può raggiungere la somma di 1.4 miliardi di dollari in tutto il mondo. Basti pensare che i Marvel Studios hanno già in programma 6 film in due anni. “The Amazing Spider-Man” non è il primo reboot della Marvel, bensì il terzo e ce ne sono altri due in programma. Il primo reboot fu “L’incredibile Hulk” (2008) il secondo fu “Punisher: Zona di Guerra” (2008).
I prossimi in arrivo saranno il reboot dei Fantastici Quattro e quello di Daredevil.
Cosa significa per i produttori Hollywoodiani, che si occupano di cinecomics, il termine reboot? Fare il doppio dei soldi con due film uguali? Oppure è un modo di ripresentare il personaggio, con il solo intento di farlo piacere al pubblico? Purtroppo non avremo mai una vera risposta a questa domanda e non ci resta che prepararci ad altri reboot, e perché no, magari tra 10 anni saremo di nuovo qui a parlare del terzo reboot delle avventure cinematografiche di Spider-Man. I supereroi Marvel non sono gli unici personaggi ad aver reboot, infatti il supereroe con più reboot è Batman la cui prima trasposizione risale al 1943, e l’ultima è prevista per il 20 Luglio 2012. Nonostante quest’ultimo film, che segnerà l’epilogo della saga diretta da Nolan, non sia ancora uscito in sala, la Warner Bros. ha già fissato l’uscita del reboot, prevista per il 2015. Traete voi le vostre conclusioni.
Tornando al nostro amichevole Uomo Ragno di qurtiere, il film “The Amazing Spider-Man” si merita una sufficienza piena ma è ben lontano dall’essere un capolavoro del suo genere.

Gabriele

commenti
  1. Greta scrive:

    Grande Gabriii!!!

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